Gli affreschi della Cappellina adiacente alla Pieve di San Cresci, raffiguranti il Cristo sulla Croce e la storia degli ultimi giorni del Santo e dei suoi compagni, rappresentano la volontà di ricordare e riportare alla memoria uno dei luoghi simbolo del Cristianesimo nella vallata mugellana. L'affresco di Cristo sulla Croce, posto al centro fra i quadri di Maria e Giovanni (in origine collocati al fianco di un'antica croce in legno) completa la scena centrale della Cappellina; la scelta di realizzare l'opera in affresco (e non in olio, come i quadri), ha permesso all'artista un collegamento diretto tra il mondo storico dei dipinti e lo spazio sacro del luogo. La scelta iniziale di porre la Crocefissione sul muro dell'altare, avrebbe permesso la rappresentazione di una scena secondaria raffigurante il Martirio di Cresci e dei suoi compagni. Quando è stato scoperto l'affresco settecentesco dell'Annunciazione (durante la preparazione del muro, oggi completamente restaurato), è stata presa la decisione di spostare i quadri e l'affresco sul muro laterale e, di conseguenza, eliminare, per ovvi motivi di spazio, la scena secondaria. Allora, nacque l'idea di raccontare in più episodi la storia del Santo attraverso una serie di cinque scene in affresco, disposte lungo i lati maggiori della Cappellina e allineate alla finestra ovale dipinta in fondo alla testa del Cristo: una scelta importante ed impegnativa per riportare alla memoria l'importanza di questo Santo per tutta la vallata e per ridare gloria e fasto ad un luogo che nei secoli passati ha ospitato al suo interno numerose opere d'arte. Le cinque scene narrano gli ultimi giorni di San Cresci e dei suoi compagni, dal momento in cui lui venne liberato dalla prigionia di Firenze, alle sue cure per la malattia della figlia del comandante della prigione, Ognone, e per il loro battesimo, alla fuga verso il Mugello rappresentata dalla cura del figlio (Cerbone) della vedova Panfila e loro conversione (questi tre affreschi sul muro che guarda la Croce). Sui due lati della Croce i catturati Cresci, Ognone e Emptio rifiutano il sacrificio agli idoli romani (a sinistra della Croce), e dopo le loro morti Cerbone rinterra i loro teschi e fonda la chiesa attuale (a destra della Croce). Mentre la storia di Cresci e dei suoi compagni si sviluppa in un arco temporale di giorni(forse mesi), in questi dipinti l'artista ha rappresentato gli eventi seguendo le fasi temporali giornaliere: dall'alba nella prigione nel primo ovale, al tramonto raffigurato nell'ultima scena. La scelta, quindi, di collegare questi dipinti con la vita della persona che visita la cappella per un periodo breve, la suggestione del paesaggio rappresentato e di quello attuale fuori dai muri dello spazio, dà un senso più significativo agli eventi, intesi come "realtà", come un modello vivente della fede cristiana. Nel primo ovale, verso l'altare, alla prima luce del giorno un angelo viene ad aprire il cancello della cella del Santo, mentre due soldati dormono; Cresci meravigliato si prepara ad uscire dalla prigione che rappresenta il peccato, mentre la liberazione simboleggia la purificazione. Nella seconda scena si trova Cresci di fronte alle mura della prigione e, dopo la cura della figlia di Ognone, prima di lasciare la città, battezza tutti e due. In fondo al dipinto troviamo la porta della città, in stile fiorentino quattrocentesco, appena aperta; sta iniziando una nuova giornata con l'arrivo degli animali dalle cam­ pagne per il mercato. Cresci annuncia con la Croce estesa la fede cristiana, ma sembra anche indicare la Crocefissione sul muro opposto della Cappella. Dopo (terzo ovale), troviamo Cresci nella casa di Panfila nel Mugello (forse subito sopra la chiesa attuale) e, sempre dopo la cura del suo figlio malato (Cerbone), awiene la loro conversione in presenza di Ognone e sua figlia. Nel quarto ovale, che si trova subito alla sinistra dell'entrata nella Cappellina, Cresci, Ognone ed Emptio, appena catturati dai soldati romani, rifiutano il sacrificio agli idoli romani; nel tempio diAsclepius (dio della medicina), rappresentato parzialmente rovinato dal tempo, si trova la statua di Mercurio, col suo caduceo ed un sacchetto di denaro. Ognuno dei Santi Martiri è immaginato in un'azione simbolica: Cresci, con lo sguardo rivolto verso il cielo, dove tre angeli offrono le palme del martirio, incoraggia con la forza della fede i suoi compagni; Ognone, invece, difende con la mano destra i suoi compagni dalla spada del soldato romano (tesa verso il tempio); Emptius, in fondo, di spalle al tempio (simbolo pagano) volge lo sguardo in direzione dell'altare della Cappellina. Lo spazio successivo ospita il Cristo sulla Croce con i quadri di Maria e Giovanni; l'ovale posto sopra la testa di Cristo rappresenta il cortile della chiesa, metaforicamente inteso come paradiso terrestre. Infine, nell'ultima scena, prossima all'altare della Cappella, dopo il sacrificio dei tre Martiri, Cerbone, trovati i loro teschi abbandonati dai soldati romani, li pone all'interno di un sarcofago. Qui interra le preziose reliquie e, circondato da un gruppo crescente di fedeli, fonda la chiesa attuale, simbolicamente rappresentata con un altare, un capitello del tempio di Asclepius completamente in rovina.